Un aspetto importante della lotta allo spreco: la riqualificazione di edifici abbandonati

di: Attilia Cozzaglio

Trasformare gli spazi, inventarsi nuovi utilizzi dei luoghi abbandonati, sviluppare inedite forme di socialità e partecipazione: il libro Cittadinanzattiva presenta

Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti, nelle grandi città come nei piccoli centri: in Italia la quantità di edifici abbandonati è enorme. Parliamo di edifici residenziali abbandonati, e a volte si tratta di interi paesi soprattutto nelle aree montane; ma anche di fabbriche, magazzini, laboratori artigianali, edifici pubblici, caserme, ospedali…

“La quasi totalità dell’edificato dismesso è in attesa che si concretizzino condizioni economiche favorevoli alla trasformazione e nel tempo si decompone lentamente e inesorabilmente perpetuando diverse modalità di spreco: uno spreco ambientale continuando a occupare terre fertili per costruire nuovi edifici, riducendo così le potenzialità naturali e le superfici agricole, incrementando lo sprawl, la mobilità e la dispersione sociale da questi indotta; uno spreco economico impedendo che attraverso il riuso anche temporaneo degli edifici gli operatori riducano l’investimento sulle strutture e liberino fondi per le attività; uno spreco energetico consumando energia per le nuove costruzioni e lasciando inutilizzata quella contenuta negli edifici esistenti; uno spreco culturale non integrando l’enorme patrimonio storico-culturale del Paese con il valore testimoniale caratterizzante molti edifici inutilizzati.”

La citazione dal libro “Disponibile! Il diritto dei cittadini a riusare spazi abbandonati” a cura di Adriano Paolella chiarisce l’entità del problema, ma anche la sua complessità: l’edificato dismesso è un bene privato (di singole persone, di enti privati, del Demanio, dei Comuni...) ma il danno che deriva dall’abbandono e dalla dismissione riguarda l’intera collettività, è un danno sociale.
In questo contesto si apre uno spazio – teorico ma anche molto concreto – di intervento dei cittadini, che a partire da una esigenza collettiva sviluppano un progetto di riutilizzo di un edificio o di uno spazio, per soddisfare l’esigenza espressa; o a partire da una situazione di degrado di un edificio dismesso mettono a punto un intervento di riqualificazione per dare nuovi servizi alla collettività.
Per semplificare, nel primo caso la riqualificazione dell’edificio dismesso RISPONDE ad una esigenza, nell’altro caso l’edificio dismesso è IL PROBLEMA.

“La dimensione del riuso è quella più appropriata all’azione diretta dei cittadini. Il riuso è un atto intelligente che cerca di recuperare al massimo l’energia impiegata nella costruzione. Così facendo cerca nuove funzioni al manufatto inutilizzato adattandolo con la minore quantità possibile di lavoro ed al contempo adattando le funzioni ad un manufatto che non è stato progettato per quello scopo e quindi è tendenzialmente impreciso. I cittadini si attivano per utilizzare spazi abbandonati.
Intervengono in essi e li adattano alle loro esigenze. La trasformazione degli spazi esistenti è minima, la risposta alle esigenze delle comunità è massima: verde, orti, spazi per incontrarsi, riposare, ristorarsi, ricrearsi.
Grande creatività, pochi investimenti.”


Ma chiunque si sia confrontato con situazioni come quelle descritte in precedenza è consapevole delle difficoltà che si incontrano nel percorso. 
Ci sono però almeno due significativi interventi legislativi in merito:
• l’articolo 118 della Costituzione “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.”
• l’articolo 24 del D.L. n. 133 del 12/09/2014 a titolo “Misure di agevolazione della partecipazione delle comunità locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio”:
1. I comuni possono definire con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché individuati in relazione al territorio da riqualificare. Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l'abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano. In relazione alla tipologia dei predetti interventi, i comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attività posta in essere. L'esenzione è concessa per un periodo limitato e definito, per specifici tributi e per attività individuate dai comuni, in ragione dell'esercizio sussidiario dell'attività posta in essere. Tali riduzioni sono concesse prioritariamente a comunità di cittadini costituite in forme associative stabili e giuridicamente riconosciute.

Oltre alle basi giuridiche che possono dare fondamento alle iniziative dei cittadini per il riuso, la riqualificazione e la valorizzazione di spazi ed edifici dismessi, ci sono dei casi concreti a cui guardare. Il libro a presenta 33 esperienze, descritte direttamente dai protagonisti, diffuse su tutto il territorio nazionale.

ABBIAMO PARLATO DI:

Disponibile!
Il diritto dei cittadini a riusare gli spazi abbandonati
Scaricato: 1398 volte
Pubblicazione: 2015
Numero pagine: 261
Formato originale: 21 x 29,7
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