Economia circolare, la strategia UE per la plastica

di: Niccolò Cupellini

Un problema può trasformarsi in una opportunità, in un vantaggio strategico: con l’approccio della economia circolare, il rifiuto di plastica è una risorsa, per promuovere innovazione e competitività e creare posti di lavoro

“L’incremento nella produzione di plastiche, unito alle attuali metodologie di smaltimento dei rifiuti, porteranno probabilmente a una notevole concentrazione sulla superficie del mare.” Questa citazione, datata 1972, dei ricercatori marini Carpenter e Smith è ancora oggi fortemente attuale ed evidenzia perfettamente la vastità del problema.
 
Siamo abituati a parlare genericamente di “plastica”, come se fosse un materiale unico, tuttavia è più corretto definirle “materie plastiche”, perché di questi materiali polimerici ne esistono migliaia. Simili, ma quasi mai uguali tra loro e spesso modificati con sostanze chimiche. La conseguenza di questa eterogeneità produttiva si riflette sul riciclo, complesso, economicamente poco redditizio e molte volte impossibile a causa dei contaminanti. Per questo l’Unione Europea si sta muovendo sempre più nella direzione di arginare il fenomeno a monte, riducendo produzione e consumo di plastica.

Secondo le stime, in Europa vengono prodotti circa 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica all’anno, ma meno del 30% vengono raccolti e riciclati. La restante parte viene smaltita in discarica o incenerita (produzione e incenerimento generano ogni anno 400 milioni di tonnellate di CO2) ma anche rilasciata nell’ambiente. Si stima che ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscano negli oceani.

L’aspetto più grave dell’inquinamento delle plastiche non è solo la bottiglia che galleggia in mare, ma per quanto tempo lo farà e con quali conseguenze. I tempi di decomposizione dei materiali plastici sono estremamente lunghi, tra i 100 e i 1.000 anni, e questo comporta il rilascio di microplastiche (di diametro o lunghezza inferiore ai 5 mm): microscopiche particelle che entrano in un ciclo che coinvolge la fauna marina e in ultimo gli esseri umani.

Secondo un rapporto di Greenpeace del 2016 sono almeno 170 gli organismi marini (vertebrati e invertebrati) che certamente ingeriscono questi frammenti e molti di questi sono consumati regolarmente dai cittadini europei. Non solo il cibo, ma anche l’acqua che beviamo è potenzialmente inquinata: da uno studio condotto nel 2017 dall'università statale di New York a Fredonia (Stati Uniti) è emerso che su 259 bottiglie di plastica di 27 paesi e di 11 marche diverse, il 93% conteneva microplastiche. Queste possono essere generate anche da azioni quotidiane, come lavare i vestiti in lavatrice: il lavaggio causa la disgregazione delle fibre sintetiche generando in media 1.900 particelle per capo di abbigliamento. A oggi, però, gli effetti sulla salute di questi inquinanti restano incerti e sconosciuti e sono oggetto di numerosi studi.

Come detto la politica europea si sta concentrando sulla riduzione del consumo dei materiali plastici. Gli (ambiziosi) obiettivi sono quelli di rendere riciclabili tutti gli imballaggi nell’Unione entro il 2030, ridurre l’utilizzo di oggetti monouso e soprattutto arginare il fenomeno delle microplastiche. Utilizzando una metafora medica, la politica del riciclo deve essere considerata come la terapia necessaria per curare un male sistemico, tuttavia la politica europea si focalizza sulla prevenzione per far si che in futuro il riciclo sia sempre meno necessario.

Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione Europea e responsabile dello sviluppo sostenibile, a inizio anno ha voluto sottolineare la gravità del fenomeno, dichiarando: “Se non modifichiamo il modo in cui produciamo e utilizziamo le materie plastiche, nel 2050 nei nostri oceani ci sarà più plastica che pesci. Dobbiamo impedire che la plastica continui a raggiungere le nostre acque, il nostro cibo e anche il nostro organismo” e per farlo è necessario “ridurre i rifiuti di plastica riciclandoli e riutilizzandoli di più. Si tratta di una sfida che i cittadini, le imprese e le amministrazioni pubbliche devono affrontare insieme”.

L’obiettivo ultimo dell’UE è però quello di trasformare il problema in un vantaggio strategico: in una logica di economia circolare, il rifiuto di plastica è una risorsa, che promuove innovazione e competitività e crea posti di lavoro.
La strategia è quella di rivedere ogni passaggio della progettazione e della produzione, ma anche il riciclaggio, il riutilizzo e la riparazione degli oggetti usati. Come sottolinea Paola Ficco (Gestire i rifiuti tra legge e tecnica, 2017, Edizioni Ambiente), “occorre dunque un nuovo approccio che tenga in considerazione l’intero ciclo di vita dei prodotti per sostituire l’usa e getta con il modello di economia circolare, facendo sì che i prodotti vadano ‘dalla culla alla culla’ e non ‘dalla culla alla tomba’. Ma l’economia circolare non si realizza cambiando nome a quelli che (allo stato attuale della legislazione) sono rifiuti. Per rimettere in circolo le risorse e riavviare il processo produttivo occorre una vera e propria rivoluzione culturale che passi anche attraverso la modifica della nozione legislativa di ‘rifiuto’ (ovviamente, a livello europeo)”.

Attualmente non siamo in grado di valutare in pieno il valore di questi materiali e i vantaggi economici che si potrebbero trarre da reali cicli di economia circolare.

Per sfruttare queste opportunità sono necessarie soluzioni innovative a tutti i livelli, da quelli tecnologici (sviluppo di materiali completamente biodegradabili), a quelli tecnici (come la filigrana digitale, per migliorare la selezione e la tracciabilità), da nuove soluzioni di logistica alla revisione del design industriale del prodotto.

Frans Timmermans ha aggiunto che “con la strategia dell'UE sulla plastica stiamo inoltre promuovendo un nuovo modello di economia circolare. Occorre investire in nuove tecnologie innovative che proteggano i nostri cittadini e mantengano il nostro ambiente sicuro, senza rinunciare alla competitività della nostra industria”, mentre Jyrki Katainen, vicepresidente responsabile per l'occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato “stiamo gettando le basi per una nuova economia circolare della plastica” contribuendo a creare “nuove opportunità per l'innovazione, la competitività e un'occupazione di alta qualità. L'industria europea ha la grande occasione di sviluppare una leadership mondiale nelle nuove tecnologie e nei materiali e i consumatori hanno la possibilità di compiere scelte consapevoli a favore dell'ambiente: è un'occasione per tutti”.
ABBIAMO PARLATO DI:

Il Littering
Linee guida per campagne di comunicazione ambientale
Scaricato: 252 volte
Pubblicazione: 2017
Numero pagine: 64
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