Economia circolare, serve un strategia condivisa

di: Filippo Franchetto

Una proposta in 5 step per condividere su scala globale idee e pratiche di economia circolare

Come sappiamo, gli esempi concreti di economia circolare sono numerosissimi e diffusi in ogni parte del mondo. Eppure, ad oggi manca ancora una piattaforma globale che consenta di condividere, in maniera standardizzato, la crescente mole di dati, esperienze, politiche in materia di economia circolare. Su Nature del 9 gennaio 2019 è stato pubblicato un articolo, dal titolo “How to globalize the circular economy”, che presenta un’interessante proposta strategica che consentirebbe di affrontare la questione.

I numeri parlano da soli. Per produrre un computer portatile di qualche chilogrammo di peso, serve una tonnellata di metallo, silicone e plastica.  Ogni anno, 8 milioni di tonnellate di plastica vengono scaricate negli oceani. La produzione di cemento rilascia ogni anno in atmosfera 1,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, più di quanta ne producono i 300 milioni di automobili presenti in Europa. Senza considerare tutte le problematiche legate allo spreco di acqua: in Cina, solo per fare un esempio, occorrono circa 1.250 litri d'acqua per far crescere 1 chilogrammo di riso.

Secondo alcune previsioni, la domanda globale di risorse dovrebbe raddoppiare entro il 2050 (si veda “Lo sfruttamento delle materie prime raddoppierà entro il 2060”, http://bit.ly/2Tqde9U); a quel punto, le riserve di numerosi metalli rari potrebbero già essere esaurite, l’equilibrio climatico completamente compromesso e la biodiversità devastata. Insomma, ormai è chiaro anche all’osservatore più distratto che il settore industriale deve ripensare completamente il suo approccio alle risorse, orientandosi verso l’unica modalità sostenibile: quella dell’economia circolare.

L’economia circolare è già una realtà in numerosissimi contesti produttivi, in diverse parti del mondo. Quel che manca ancora è una strategia che sappia fare “rete” tra queste realtà spesso eterogenee, nell’ottica di una progressiva condivisione e standardizzazione globale delle conoscenze in materia di economia circolare. Ed è proprio a partire da questo assunto che i tre autori dell’articolo – Yong Geng, Joseph Sarkis e Raimund Bleischwitz – hanno proposto la creazione di una piattaforma internazionale che consenta di condividere dati ed esperienze e di coordinare le politiche industriali e commerciali, con l’obiettivo di tutelare le risorse del pianeta e risparmiare energia.

La situazione attuale

Attualmente, a livello globale, solo il 6% dei materiali viene riciclato. Un valore sorprendentemente basso, considerati i risparmi potenziali. Il riciclo dell'alluminio, per esempio, richiede una minima frazione dell'energia necessaria per estrarre il metallo dal minerale. I prodotti realizzati con plastiche riciclate costano fino all'80% in meno rispetto a quelli che utilizzano nuova materia prima. Importanti flussi economici possono arrivare dal recupero di materiali che vengono riutilizzati anziché scartati, risparmiando anche sui costi di smaltimento.

Naturalmente, non mancano i paesi che stanno già adottando questo approccio. Da circa 20 anni, in Cina e in Corea del Sud esistono interi distretti industriali che utilizzano i principi dell'economia circolare, per collegare le catene di approvvigionamento delle imprese e riutilizzare o riciclare materiali comuni. L'Unione europea e il Giappone, da parte loro, hanno legiferato in materia di eco-design, hanno reso i produttori responsabili per il post-utilizzo dei loro prodotti e hanno promosso i mercati dei materiali secondari. In alcuni Stati degli USA sono state create reti per la condivisione e il riciclaggio delle risorse; altre nazioni, come Brasile e India, utilizzano sistemi di riciclaggio più informali.

Il grande problema è che tutti questi sforzi e progetti mostrano che oggi l’economia circolare procede in maniera troppo frammentaria. Le reti a economia circolare sono ancora troppo piccole e quasi mai intercettano i colossi dell’industria globale. È chiaro, quindi, come ciò che serve è un'iniziativa globale per far progredire l'economia circolare, guidata dalle Nazioni Unite e in grado di coinvolgere i paesi del G20, il Fondo Monetario Internazionale, il settore industriale e tutti i cittadini.

Una strategia in 5 step

Una strategia globale per l'economia circolare dovrebbe prevedere questi cinque passaggi.

1. Innanzitutto, occorre sviluppare un database globale per acquisire i dati sull'uso delle risorse e confrontarli tra loro. Questo dovrebbe essere gestito da organizzazioni internazionali, quali il Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) e il Forum economico mondiale, con il sostegno delle agenzie nazionali. Il database dovrebbe includere indicatori sui flussi di materiali, acqua ed energia, nonché informazioni sugli stock nell'ambiente costruito, costi di produzione e tendenze del mercato.

2. Dovrebbe essere creata una piattaforma globale per condividere le conoscenze sull'economia circolare. La piattaforma “Green Growth Knowledge Platform” di Seul, costituita dalla Banca Mondiale, dall'UNEP e dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico per ospitare informazioni e condividere lezioni su pratiche economiche sostenibili, rappresenta un buon modello esistente da cui poter partire.

3. È indispensabile sviluppare alleanze internazionali per promuovere le sperimentazione su larga scala. Le economie che si basano sull'esportazione di materie prime, come quelle di molti paesi africani, per migliorarsi potrebbero beneficiare di aiuto progettuale e finanziario da altre regioni, anch’esse ricche di risorse, ma già avanzate sul fronte dell’eco-innovazione (buoni esempi in tal senso sono Cile, Canada e Scandinavia).

4. Occorre sviluppare e armonizzare – attraverso l’Organizzazione internazionale per la standardizzazione - gli standard e gli indicatori chiave (basati su sistemi di responsabilità sociale e ambientale) che consentono di misurare prestazioni, rendicontazione e contabilità dei sistemi produttivi.

5. Infine, i responsabili delle politiche dovrebbero sviluppare soluzioni che consentano di far rispettare i regolamenti, risolvere le controversie e implementare le sanzioni su scala globale. Questo processo dovrebbe iniziare con iniziative volontarie di regolamentazione e comunicazione, controllate attraverso una costante attività di “naming and shaming” da parte di cittadini, media e organizzazioni non governative. Tutti sforzi che dovrebbero essere coerenti, in vista della formazione di un accordo internazionale sulla gestione sostenibile delle risorse.

 

 

 

 

ABBIAMO PARLATO DI:

Circular Economy, benefits and good practices
Scaricato: 204 volte
Pubblicazione: 2017
Numero pagine: 76
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