Le microplastiche possono contaminare anche le falde acquifere sotterranee

di: Filippo Franchetto

Uno studio realizzato negli Stati Uniti ha rilevato la presenza delle microplastiche anche nelle falde acquifere sotterranee

Circa il 25% dell'acqua potabile disponibile globalmente è contenuta nelle falde sotterranee, una sorta di serbatoi naturali di acqua che rappresentano una risorsa fondamentale per l'umanità. Le falde si ricaricano grazie alla lenta filtrazione delle acque superficiali attraverso gli strati porosi del terreno; trattandosi dunque di sistemi aperti, essi sono suscettibili di contaminazione da sostanze inquinanti.

Lo studio, dal titolo "Microplastic Contamination in Karst Groundwater Systems", è stato condotto da alcuni studiosi dell'Università dell'Illinois.
 La ricerca è stata effettuata su 17 campioni prelevati da due distinte falde acquifere carsiche in Illinois, alla ricerca di microplastiche e di altri contaminanti antropogenici. I risultati son allarmanti: ben 16 dei 17 campioni raccolti contenevano microplastiche, con una concentrazione media di 6,4 particelle/litro e un massimo di 15,2 particelle/litro.
Tutti i frammenti analizzati dai ricercatori sono risultati essere costituiti da fibre sintetiche quali poliestere, polietilene, pile. Questo dato, insieme alla presenza costante di determinate sostanze (fosfati, cloruro e triclosan), ha portato a individuare nelle fosse biologiche domestiche la principale fonte di contaminazione.
Confronto tra le concentrazioni di microplastica con le PCPP più comunemente rilevate nelle sorgenti e nei pozzi dell'Area Driftless durante lo studio. Fonte: "Microplastic Contamination in Karst Groundwater Systems".


Le fosse biologiche (dette anche fosse "settiche") sono sistemi di purificazione dell'acqua che vengono utilizzati dalle famiglie scollegate dal sistema fognario. Il fango che si deposita nel fondo dei serbatoi viene regolarmente rimosso, mentre l'acqua depurata viene scaricata nelle acque superficiali; in molti casi, però, si tratta di acqua solo apparentemente depurata. Nelle fosse biologiche, infatti, entrano anche le acque reflue di lavatrici e asciugatrici, che contengono rilevantissime quantità di microfibre di plastica (nell'ordine delle migliaia per singolo lavaggio), derivanti dagli indumenti sintetici. Dal momento che queste fibre sono praticamente senza peso, non finiscono sul fondo della fossa ma permangono negli strati superficiali di acqua, andando così in un secondo momento a contaminare anche le acque sotterranee.

I ricercatori sono giunti alla conclusione che l'effluente settico rilasciato dalle fosse biologiche, in termini di inquinamento da microplastiche è assai più determinante rispetto alla natura carsica delle falde analizzate, caratterizzata dalla presenza di inghiottitoi e quindi molto esposta al contatto con le acque superficiali e l'atmosfera. Saranno ora necessari ulteriori studi e ricerche, per individuare con chiarezza le dinamiche di spostamento delle microplastiche negli ambienti acquatici sotterranei e per individuarne tutte le possibili fonti.

 

John Scott, ricercatore dell'Illinois Sustainable Technology Center, coautore dello studio. Foto di Fred Zwicky

Su questo argomento, infatti, c'è ancora un enorme lavoro da fare. "Anche se oggi dovessimo smettere di utilizzare le plastiche, il problema comunque ci sarebbe per molti anni a venire, poiché la plastica non scompare mai", ha affermato John Scott, ricercatore dell'Illinois Sustainable Technology Center e coautore dello studio. "Si stima - ha concluso Scott - che dagli anni Quaranta ad oggi siano stati prodotti 6,3 miliardi di tonnellate di rifiuti di plastica e che il 79% di questi sia ora in discarica o negli ecosistemi. È assurdo pensare che questi materiali, progettati per il monouso, siano destinati a durare per sempre".

Per maggiori informazioni si veda Microplastic Contamination in Karst Groundwater Systems

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Sepolti dalla plastica
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Pubblicazione: 2014
Numero pagine: 46
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