Solo il 9% dell'economia globale è circolare

di: Maria Antonietta Giffoni

Solo il 9% dei 92,8 miliardi di tonnellate di minerali, combustibili fossili, metalli e biomassa che entrano nell'economia mondiale ogni anno viene riutilizzato. La salvaguardia del nostro pianeta ha un disperato bisogno di un cambio di paradigma per colmare il "gap circolare".

Questo è il grido di allarme lanciato dal Circularity Gap Report 2019, il secondo rapporto di Circle Economy, un'impresa sociale, organizzata in forma di cooperativa, che ha come obiettivo quello di accelerare la transizione verso l'economia circolare.

Se vogliamo un mondo a 1,5 °C, deve essere circolare

L'economia lineare del "Prendi-Produci-Usa e getta" (Take-Make-Waste) non è più sostenibile. Il nostro mondo è solo al 9% circolare e la tendenza non va nella direzione giusta per colmare quello che Circle Economy definisce il "gap circolare"; e cioè il divario tra ciò che produciamo e utilizziamo e ciò che ricicliamo e ri-utilizziamo. La conseguenza più preoccupante di questo gap è l'aumento delle emissioni di gas serra.

Il cambiamento climatico e l'utilizzo delle risorse sono, infatti, strettamente collegati tra loro. Il Circularity Gap Report ha calcolato che il 62% della CO2 emessa a livello globale (esclusa quella derivante dall'uso del suolo e dalla silvicoltura) viene rilasciata durante l'estrazione, lavorazione e produzione di beni e servizi; solo il 38% viene emessa  per il trasporto e l'uso dei medesimi beni e servizi.

Eppure il tasso di estrazione e consumo di materie prime continua a crescere: dal 1970 a oggi, è più che triplicato. E, come abbiamo già detto in “Lo sfruttamento delle materie prime raddoppierà entro il 2060”, se continuiamo con questa tendenza, il consumo mondiale di materie prime raggiungerà, nel 2060, quasi il doppio del livello attuale.

Sfruttare meglio le risorse disponibili (che non sono infinite) è l'ultima opportunità che ci rimane per evitare il disastro ecologico e climatico. E possiamo farlo solo attuando un cambio di paradigma verso, la ri-produzione, il riutilizzo e il riciclo; verso, cioè, un'economia circolare. Solo così potremmo ottenere i "cambiamenti rapidi, di ampia portata e senza precedenti in tutti gli aspetti della società", come richiesto dall'Accordo sul clima di Parigi.

"Un mondo a 1,5 °C  -  ha dichiarato Harald Friedl, CEO di Circle Economy - non può che essere un mondo circolare. Riciclo, maggiore efficienza delle risorse e modelli di business circolari offrono enormi opportunità per ridurre le emissioni".

Un potenziale trascurato

Per mitigare i cambiamenti climatici, la maggior parte dei Governi si è concentrata sulla promozione delle energie rinnovabili, dell'efficienza energetica, sulla lotta alla deforestazione e poco più. E ha, di fatto, trascurato il vasto potenziale dell'economia circolare.
Riutilizzo, ri-produzione e riciclo offrono enormi opportunità, non solo per ridurre le emissioni, ma anche per stimolare la crescita economica e ridurre la diseguaglianza sociale.

Secondo il rapporto, l'adozione di "strategie circolari" è particolarmente necessaria nel settore dell'edilizia (housing), che rappresenta un quinto delle emissioni globali. Quasi la metà di tutti i materiali che entrano nell'economia - 42,4 miliardi di tonnellate all'anno - sono utilizzati nella costruzione e ristrutturazione di case, uffici, strade e infrastrutture. 

 

 

Nei paesi emergenti, l'alta crescita della popolazione e la rapida urbanizzazione hanno generato un enorme boom edilizio. In Cina, per esempio, il settore edilizio emette ben 3,7 miliardi di tonnellate di serra gas ogni anno; emissione destinate a raddoppiare entro il 2050, con un utilizzo di materie prime che passerà da 239 a 562 miliardi di tonnellate. La sfida per questi paesi è, dunque, quella di adottare pratiche edilizie che riducano al minimo l'uso di materie prime e le conseguenti emissioni.
In Europa e in altri paesi con economie sviluppate, le nuove costruzioni crescono con un tasso inferiore. L'attenzione è, dunque, rivolta al già costruito: "un enorme sfida ci attende anche nelle economie consolidate - ha dichiarato  Friedl  - dove la priorità sarà allungare la vita agli edifici esistenti. Ma, allo stesso tempo, è fondamentale lavorare con le economie emergenti per evitare gli errori commessi in passato. È il momento di sostituire i metodi di costruzione tradizionali con "pratiche" all'avanguardia che rendano efficiente l'uso delle risorse".

4 step per colmare il "gap circolare"

Kate Raworth, autrice de L'economia della ciambella, ha dichiarato che il Circularity Gap Report "inizia a rendere visibili le qualità essenziali dell'economia del XXI secolo, che è venuto il momento di creare".  Ma come?

Il rapporto chiede ai governi di mettere in campo fin da subito misure pensate per passare da un'economia lineare "Take-Make-Waste" a un'economia circolare, che massimizzi l'utilizzo delle risorse esistenti, riducendo la dipendenza da nuove materie prime e la produzione di rifiuti. E lo fa, proponendo 4 step:


1.    Tradurre le tendenze globali verso l'economia circolare in percorsi nazionali, regionali e commerciali. Ciò consentirà agli Stati, alle regioni, alle città, alle industrie e alle imprese di formulare strategie pratiche che siano allineate al contesto locale, agli incentivi, ai mercati e alla politica.
2.    Sviluppare misure ben definite con relativi schemi di valutazione e revisione. Ciò incoraggerà la definizione degli obiettivi, le valutazioni e la revisione inter pares, che a loro volta serviranno a valutare le prestazioni e a monitorare i progressi rispetto alle ambizioni globali a lungo termine, come gli obiettivi per mitigare il clima e quelli per lo sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals -SDG).
3.    Facilitare l'apprendimento inter pares e il trasferimento di conoscenze. Ciò accelererà la diffusione internazionale di efficaci politiche e pratiche di economia circolare, promuovendo un ethos collaborativo che aiuta a far crescere la comprensione dei suoi principi e ad accelerarne l'adozione.
4.    Costruire una coalizione globale per un'azione che sia diversificata e inclusiva. Ciò consentirà a imprese, governi, ONG e studiosi di incrementare collettivamente le conoscenze e le abilità, in modo da soddisfare meglio e in modo più sostenibile le esigenze della società.

Una prosperità economica, gestendo in modo intelligente le risorse entro i confini del nostro pianeta, è possibile. È venuto il momento di chiudere il gap circolare.

Per approfondire:
Circularity Gap Report 2019

Economia circolare per tutti

L'economia della ciambella

 Gli imballaggi nell'economia circolare

Lo sfruttamento delle materie prime raddoppierà entro il 2060

 

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