Ripensare gli imballaggi alimentari per ridurre l'inquinamento da plastica

di: Filippo Franchetto

Continuando di questo passo, avvertono gli scienziati, nel 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesce. Per questo risulta fondamentale eliminare o almeno ridurre fin da subito la proliferazione di materiali plastici, a partire dall'industria alimentare. Alcune grandi aziende sembrano aver raccolto questa sfida; vediamo come si stanno muovendo.

L'impegno di alcune multinazionali

Per dare un'idea delle dimensioni del problema, la multinazionale Nestlè stima di aver prodotto, nel solo 2018, circa 1,5 milioni di tonnellate di plastica. Già nell'aprile del 2018 l'amministratore delegato della Nestlè, Mark Schneider, aveva promesso di rendere riutilizzabile o riciclabile il 100% dei suoi imballaggi entro il 2025. Contestualmente l'azienda prevede anche di aumentare in modo significativo la percentuale di plastica riciclata utilizzata nelle sue bottiglie d'acqua. Già da quest'anno, inoltre, la Nestlè sta iniziando a eliminare dai suoi prodotti tutte le cannucce di plastica. Questi impegni saranno realizzabili grazie al Nestlè Institute of Packaging Sciences, il cui compito sarà anche quello di sviluppare e testare nuovi imballaggi sostenibili.

Anche Mondelez International, proprietaria del marchio Milka di biscotti, torte e snack, si è impegnata a rendere riciclabili tutti i suoi imballaggi entro il 2025. L'azienda intende anche migliorare le informazioni fornite ai consumatori, rendendo più chiare le istruzioni sul corretto smaltimento degli imballaggi. Inoltre, già entro il 2020 Mondelez International si approvvigionerà soltanto da fonti sostenibili per i suoi imballaggi di carta.

 


Impegni concreti arrivano anche dalla grande multinazionale Unilever, titolare di 400 marchi tra i più diffusi nel campo dell'alimentazione, bevande, prodotti per l'igiene e per la casa e reponsabile dell'immissione in commercio di oltre 2 milioni di tonnellate annue di plastica. La società si è impegnata al raggiungimento di precisi obiettivi entro il 2025: rendere riciclabili, compostabili o riutilizzabili tutti i suoi imballaggi; utilizzare il 25% di plastica riciclata nelle nuove confezioni; dimezzare i rifiuti associati allo smaltimento dei suoi prodotti. Unilever intende raggiungere questi obiettivi anche grazie allo sviluppando di nuovi processi come ad esempio CreaSolv, in grado di estrarre e riciclare le componenti plastiche contenute in materiali e imballaggi compositi.

Scenari e prospettive


Naturalmente, una parte del merito di queste iniziative aziendali è da attribuire alle crescenti proteste e pressioni di cittadini e consumatori contro il proliferare della plastica nell'ambiente. Un rapporto del 2018 della Global Alliance for Incinerator Alternatives ha riscontrato che proprio Nestlè e Unilever erano i due marchi maggiormente responsabili dell'inquinamento da plastica nelle Filippine, uno dei paesi più colpiti dal fenomeno.
A questa svolta "verde" stanno contribuendo anche le numerose iniziative legislative per ridurre i rifiuti di plastica. Il Parlamento europeo in questo settore si è dimostrato assai lungimirante, votando già nell'ottobre 2018 per il divieto di 10 materiali plastici monouso entro il 2020. Inoltre È imposta - entro il 2025 - riduzione del 25% delle materie plastiche per le quali non sia possibile trovare alcuna alternativa pratica; entro la stessa data sarà anche obbligatorio riciclare almeno il 90% delle bottiglie di plastica per bevande.

Quali soluzioni?

Un'opzione percorribile per le aziende che intendono ridurre l'utilizzo della plastica è quella dell'imballaggio biodegradabile a base vegetale. Mater-Bi, dell'azienda italiana Novamont, È un esempio di successo di bioplastica biodegradabile, prodotta a partire da amido di mais.

Ma le aziende che stanno sperimentando in questo settore sono numerosissime. Particolarmente interessante il prodotto sviluppato dalla Apeel Sciences: si tratta di un sottile rivestimento commestibile e insapore, realizzato con materiale vegetale e applicabile sulla frutta e verdura in vendita per migliorarne significativamente la durata di conservazione.

 

Anche un numero crescente di cittadini, all'interno delle proprie case, sta adottando pratiche che riducono l'utilizzo (o, meglio, lo spreco) di imballaggi per alimenti. La cera d'api per alimenti, venduta sotto forma di pellicole e involucri, sta conquistando l'interesse di molti consumatori. Realizzati con cera d'api e cotone (in alcuni casi con aggiunta di olio di jojoba), questi prodotti hanno il pregio di essere, riutilizzabili, compostabili e richiedono molta meno energia per essere prodotti rispetto alla consueta pellicola plastica o al foglio di alluminio.

Senza contare, infine, la possibilità di evitare del tutto il ricorso all'imballaggio. Come dimostra la diffusione globale dei negozi "a rifiuti zero", che consentono ai clienti di portare a casa prodotti alimentari (e non) sfusi all'interno di contenitori riutilizzabili.

Per approfondire

Plastics Exposed: How Waste Assessments and Brand Audits are Helping Philippine Cities Fight Plastic Pollution
Il rapporto della Global Alliance for Incinerator Alternatives


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