La salvaguardia del Pianeta passa anche dalla finanza verde

di: Maria Antonietta Giffoni

Ingenti quantità di denaro si stanno spostando verso prodotti finanziari che incoraggiano un'economia sostenibile

Chi intende investire i propri risparmi, oggi ha a disposizione un modo "sostenibile" per farlo: molti sono, infatti, i prodotti finanziari che hanno come obiettivo la riduzione dell'impatto ambientale e dello spreco di risorse, in un'ottica di economia circolare, lotta ai cambiamenti climatici ed equità sociale. Stiamo parlando della finanza verde (o sostenibile) che, a parere di alcuni, potrebbe addirittura passare alla guida dello sviluppo economico globale; questa volta con effetti collaterali più che positivi: la salvaguardia del Pianeta e un modello economico etico e sostenibile.

Cos'è la finanza verde?
Non esiste una definizione univoca di finanza verde, ma possiamo dire che la green finance comprende un gruppo di prodotti finanziari (obbligazioni, azioni, fondi di investimenti, ETF, assicurazioni, fondi pensione) legati ad attività economiche che tentano di coniugare il profitto con il rispetto dell'ambiente e dell'equità sociale.
I prodotti finanziari verdi, in genere, sono accompagnati dall'acronimo ESG (Environmental, Social, Governance), che indica tutte quelle attività economiche, legate all’investimento responsabile (IR) e che tengono conto degli aspetti ambientali, sociali e della qualità delle pratiche di governo societarie.
Normalmente, per valutare la sostenibilità ambientale e sociale di un'attività economica ci si basa sugli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs - Sustainable Development Goals) dettati dall'Agenda 2030; e cioè il programma d’azione per le persone, il Pianeta e la prosperità, sottoscritto nel 2015 dai Governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Tuttavia, i criteri per la valutazione dei prodotti finanziari ESG non sono codificati: fino ad oggi, in assenza di specifiche norme o linee guida, i titolari dei prodotti finanziari hanno seguito propri criteri o quelli stabiliti da società certificate.
È evidente, che, in una situazione del genere, il rischio di investire in prodotti orientati alla sostenibilità solo nelle intenzioni e non nei fatti è elevato. Il greenwashing è sempre in agguato, anche nel mondo finanziario.
Per ridurre questo rischio e individuare un sistema di regole certe e condivise, nel settembre scorso, i governi dell’Unione europea hanno approvato l’introduzione di un sistema di classificazione (la cosiddetta “tassonomia”) delle attività e degli investimenti finanziari che rispettano determinati requisiti di sostenibilità ambientale. 
L'Europa ha ora precisi standard per determinare quali prodotti finanziari possono essere qualificati come "verdi" e quali no. La notizia meno buona è che questo sistema di regole verrà applicato solo tra circa due anni, nel 2022.

 

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Servono 7mila miliardi di dollari di investimento annui per raggiungere gli SDGs
In attesa dell'applicazione di regole certe sulla loro classificazione, i prodotti finanziari green stanno sempre più conquistando i mercati finanziari. Tra gli operatori e gli investitori, si fa sempre più strada l'idea che aziende attente ai temi ambientali e sociali siano meno soggette a sanzioni o risarcimenti e riescano a mantenere sempre elevata la loro reputazione. Tradotto in termini finanziari, ciò vuol dire maggiore sicurezza degli investimenti e più possibilità di guadagno.
Secondo il rapporto "Sustainable finance progress report", a cura del Programma delle Nazioni unite per l’ambiente (Unep), il mondo della finanza si sta dirigendo sempre più verso modelli di sviluppo che guardano alla sostenibilità. L'emissione totale di obbligazioni verdi ha superato il livello di 500 miliardi di dollari nel novembre del 2018; e questo solo 11 anni dopo l'emissione del primo green bond.  
In Europa, i fondi di investimento sostenibili hanno registrato una raccolta netta di 32,1 miliardi di euro nel primo semestre del 2018, con un incremento di 28,8 miliardi rispetto all'ultimo semestre del 2017.
Una netta ascesa si è avuta anche negli Stati Uniti: i fondi verdi hanno registrato una media di afflussi mensili pari a 924 milioni di dollari nei primi cinque mesi del 2018, con un ritmo quasi doppio di quello registrato nel 2017.
Altro dato interessante: la sostenibilità e, più recentemente, gli obiettivi di sviluppo sostenibile sono sempre più spesso presi in considerazione nelle decisioni di investimento e nelle politiche delle istituzioni finanziarie (fondi pensione, banche e assicurazioni). Negli Stati Uniti, per esempio, c'è stata un'impennata del 44% nell’uso dei termini legati alla sostenibilità nelle conference call per la comunicazione dei dati trimestrali delle aziende quotate nell'indice Standard & Poor’s 500, il più importante indice azionario del nord America.  

 


Tuttavia, secondo l'Unep, "nonostante questi segnali incoraggianti, l'utilizzo di capitale privato per la finanza sostenibile è ancora relativamente limitato. Per raggiungere gli SDGs, sarà necessario un significativo aumento degli investimenti, fino a raggiungere 7mila miliardi di dollari l'anno".

Come investire green
Secondo Rhian-Mari Thomas, CEO del Green finance institute (Gfi), intervistata da Formiche.net, la "green finance non è altro che finanza tradizionale, con fornitori e prodotti finanziari tradizionali ... Non è affatto qualcosa di completamente nuovo, ma un sistema che si sposa perfettamente con la finanza che abbiamo ora".
Prendiamo, per esempio, le obbligazioni verdi (green bond): "è evidente - dice la Thomas - che esse siano a tutti gli effetti delle normali obbligazioni, tranne che per il fatto che i loro effetti devono essere orientati in chiave ecologica ... e cioè utilizzate per finanziare progetti che hanno un fine di salvaguardia dell’ambiente, come, per esempio, lo sviluppo e la costruzione di impianti di generazione da fonti rinnovabili".
Lo stesso vale anche per gli altri prodotti presenti sul mercato finanziario e cioè i fondi comuni di investimento, gli Exchange-traded fund (ETF), le azioni societarie, ecc.
Per distinguersi da quelli tradizionali, la maggior parte dei prodotti finanziari green porta nel nome la sigla ESG, oppure uno solo dei fattori della sigla ESG o ancora il settore a cui fanno riferimento. 
Abbiamo così, per esempio, i fondi "Pictet - European Sustainable Equities", "Etica impatto clima", "Etica rendita bilanciata"; oppure gli ETF "Inveco Europe ESG Universal Screened", " iShares Global Clean Energy", ecc.
Tuttavia, tra le centinaia di prodotti finanziari presenti sui mercati, non può farci da guida solo il nome. Uno strumento utile può essere la misurazione della loro performance. Secondo Manuel Noia, Country Manager per l’Italia di Pictet Asset Management, "sarà data un'attenzione sempre crescente alle modalità con cui un’azienda integra i criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) nella propria attività ".
Serve, dunque, un metro di misura nuovo, rispetto a quello utilizzato dagli investimenti tradizionali che si basano su parametri come rendimento, rischio e volatilità.
 Misurare i rischi e le opportunità legati all'adozione degli ESG è tuttavia difficile, ma non impossibile. In questo ci possono essere utili i cosiddetti rating (punteggi) di sostenibilità. Tra i più noti, segnaliamo l'MSCI ESG Ratings, gli indici di Vigeo Eiris Euronext e il Morningstar Sustainability Rating.
Il resto può farlo la nostra abilità nel cercare altre informazioni e parametri utili per investire realmente in modo sostenibile. 

 

Per approfondire

Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs - Sustainable Development Goals)


"Sustainable finance progress report"

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