Grandi opere contro democrazia

Assalto al territorio, assalto alla democrazia

a cura di Roberto Cuda
Grandi opere, grandi impatti... e i vantaggi? Il dibattito è aperto. L'analisi del ciclo di vita di un'infrastruttura, dalla costruzione alla gestione mette in evidenza benefici (pochi?) e costi di questo modello di sviluppo

Lascia una valutazione
Salva Italia, Cresci Italia, Sviluppo, Sviluppo 2, Del Fare, Destinazione Italia e, soprattutto, Sblocca Italia: sono i decreti che dal 2011 hanno cercato di rilanciare le grandi opere nel nostro paese e che danno il senso di come il nostro destino economico sia tuttora affidato ai mega-progetti infrastrutturali.
Come negli anni Sessanta, in una specie di eterna rievocazione nostalgica. In realtà, sulle grandi opere si concentrano gli interessi di un blocco politico-industriale-finanziario ben radicato, che lavora al riparo da un vero controllo democratico e che alimenta se stesso sfornando cemento e asfalto. Ma se l’impatto ambientale è sotto gli occhi di tutti, almeno nei suoi effetti macroscopici, ben più difficile è stimarne il costo reale per la collettività. Parliamo dell’intero ciclo di vita di un’infrastruttura, dalla costruzione alla gestione, e dei tanti effetti collaterali a carico di aria, acqua e suolo, mai contabilizzati nel costo dell’opera in quanto scaricati sui cittadini e sulle generazioni future. E parliamo anche dei costi economici veri e propri e dei benefici sulla viabilità, sempre meno evidenti, sui quali vige una specie di muro di gomma.
Ne trattiamo in queste pagine, frutto di un convegno organizzato a Roma da Fondazione Lelio e Lisli Basso e da Fondazione Responsabilità Etica, da diverse angolazioni. Per riaprire il dibattito su un tema drammaticamente sottostimato e su una strategia predatoria che ci sta togliendo, letteralmente, la terra da sotto i piedi.

Roberto Cuda

Roberto Cuda, giornalista professionista, si occupa da quindici anni di economia e di finanza per diverse testate. Master in giornalismo investigativo, da alcuni anni si è dedicato al giornalismo d'inchiesta e ha collaborato con Altreconomia, Valori e Il Fatto Quotidiano.it, per il quale ha seguito la questione del Tav Torino-Lione. Ha lavorato anche nel settore finanziario come responsabile ufficio stampa di un'associazione di categoria e come consulente per Banca Etica. Ha scritto "Strade senza uscita" (Castelvecchi, Roma 2013), "Anatomia di una grande opera" (con Damiano Di Simine e Andrea Di Stefano, Edizioni Ambiente, Milano 2015), "La tassa sociale dell’azzardo" (EticaNews, Milano 2016) ed è tra gli autori dell’opera collettiva "No Tav d'Italia" (Intra Moenia, Napoli 2012).

Prefazione
Nicoletta Dentico

Introduzione
Roberto Cuda

Grande opera, grande corruzione?
Alberto Vannucci

Grandi opere e democrazia: il caso del TAV Torino-Lione
Alessandra Algostino

Democrazia e diritti oltre i tribunali
Franco Ippolito

Oltre la Legge Obiettivo?
Anna Donati

BREBEMI: se questa è una grande opera
Roberto Cuda

Autostrada TIBRE Parma-Verona: un primo lotto a tutti i costi?
Cesare Vacchelli

La storia infinita del ponte sullo Stretto
Stefano Lenzi

Lo strano caso dell'autostrada della Maremma
Edoardo Zanchini

Grandi opere sportive: a chi giovano? Il caso di Roma
Paolo Berdini


L’unica grande opera utile
Tomaso Montanari

Biografie


Scaricato: 445 volte
Pubblicazione: 2017
Numero pagine: 114
PER SCARICARE IL PDF È NECESSARIO
ISCRIVERSI O EFFETTUARE IL LOGIN
×

Login


effettua il login per scaricare i freebook, oppure