Limitare l'aumento del riscaldamento globale a 1,5 °C: occorrono azioni lungimiranti e tempestive

Oggi già assistiamo a eventi meteorologici estremi, all’innalzamento del livello del mare, alla diminuzione del ghiaccio marino artico, a siccità e ad altre variazioni degli ecosistemi non meno preoccupanti; tutte conseguenze dell’innalzamento di 1 °C della temperatura del nostro Pianeta, rispetto ai livelli pre-industriali.

Cosa accadrebbe se la temperatura globale si innalzasse di mezzo grado in più, o addirittura di un altro grado?

A questa domanda risponde il rapporto speciale “Riscaldamento globale a 1,5 °C”, pubblicato l’8 ottobre scorso dall’IPCC (Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), formato da scienziati provenienti da tutto il mondo e costituito nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), con lo scopo di studiare il riscaldamento globale.

Il documento, che reca il lungo sottotitolo “un rapporto speciale dell’IPCC sugli impatti del riscaldamento globale di 1,5 °C rispetto ai livelli del periodo pre-industriale e i relativi percorsi di emissioni di gas serra, in un contesto di rafforzamento della risposta globale alla minaccia dei cambiamenti climatici, allo sviluppo sostenibile, e agli sforzi per sconfiggere la povertà”, è stato commissionato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) come contributo scientifico alla Conferenza di Katowice, che si terrà in Polonia nel dicembre del 2018, dove i Governi rivedranno l’Accordo di Parigi per affrontare i cambiamenti climatici.

Quel mezzo grado di differenza

Il riscaldamento globale è causato dall’aumento delle emissioni di CO2 e altri gas serra, non solo di origine naturale, ma anche e soprattutto di origine antropica. I principali responsabili dell’incremento globale dell’anidride carbonica sono i combustibili fossili, che vengono bruciati senza limiti dall’uomo per produrre energia e per i trasporti.

È stato stimato che il riscaldamento globale causato dall’uomo sta crescendo con un tasso di 0,2 °C per decennio. Con questo ritmo, la temperatura media globale potrebbe aumentare di 1,5 °C tra il 2030 e il 2052.

Per mettervi un freno, nella 21a Conferenza delle parti (Conference of the Parties – COP21), tenuta a Parigi nel 2015, 196 parti (e cioè 195 Paesi più l’Europa) hanno formalizzato un accordo che li impegna a mantenere l’aumento di temperatura media globale al di sotto dei 2 °C, con lo sforzo di restare sotto 1,5 °C.

Ebbene, il rapporto speciale dell’IPCC delinea ai capi di questi Governi gli scenari che si profilano con un pianeta più caldo di 1,5 °C o con un pianeta più caldo di 2 °C. Un mezzo grado in più che può fare la differenza tra un “rischio alto” e un “rischio molto alto”, a cui sono associati impatti irreversibili.

 

 

Alcuni gravi impatti dei cambiamenti climatici potrebbero, infatti, essere evitati limitando l’aumento della temperatura media globale a 1,5 °C. Qualche esempio:

• con un aumento di 1,5 °C il ghiaccio estivo nel Mar glaciale artico scomparirebbe in media una volta ogni secolo, con 2 °C di aumento tale condizione si verificherebbe in media una volta ogni decennio;

• le barriere coralline potrebbero ridursi del 70-90% con 1,5 °C, mentre con 2 °C sparirebbero completamente;

• 420 milioni in meno di persone sarebbero esposte alle ondate di calore se si limitasse il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto a 2 °C;

• con 2 °C di aumento, sarebbero più alte le probabilità di siccità e precipitazioni estreme, in alcune aree del Pianeta;

• un aumento compreso tra 1,5 e i 2 °C potrebbe innescare alcune perturbazioni al sistema climatico globale, tali da destabilizzare la calotta glaciale dell’Antartide e causare la perdita irreversibile della calotta continentale della Groenlandia. Uno scioglimento dei ghiacci che causerebbe, di conseguenza, un aumento del livello medio dei mari di molti metri.

“Limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai 2°C ridurrebbe gli impatti negativi sugli ecosistemi, sulla salute umana e sul benessere, rendendo più facile il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”, ha detto Priyardarshi Shukla, Co-Chair del III Gruppo di lavoro dell’IPCC.

Transizioni rapide e di vasta portata

Per limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 °C, le emissioni globali nette di anidride carbonica causate dall’uomo dovrebbero diminuire del 45% circa rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030, per raggiungere lo “zero netto” intorno al 2050.

 

 

 

Per ottenere ciò, occorrono “transizioni rapide e di vasta portata” in diversi settori: suolo, energia, industria, edifici, trasporti, agricoltura e pianificazione urbana.
Insomma, bisogna fare tanto e in fretta, soprattutto nel comparto energetico: nei prossimi decenni dovremo ridurre il consumo di energia e decarbonizzare la sua produzione, riducendo della metà l’uso delle fonti fossili nei prossimi 15 anni, per poi abbandonarle definitivamente entro i prossimi 30 anni a favore delle fonti rinnovabili.
Secondo il rapporto dell’IPCC, infatti, “la fattibilità politica, economica, sociale e tecnica dell’energia solare, dell’energia eolica e delle tecnologie di stoccaggio dell’elettricità è notevolmente migliorata negli ultimi anni, mentre quella dell’energia nucleare e della cattura e stoccaggio del biossido di carbonio (CCS) nel settore dell’elettricità non ha mostrato miglioramenti analoghi”.

Molto c’è da fare anche nel settore agricolo, adottando delle azioni che mitighino le emissioni degli allevamenti e dell’agricoltura intensivi. Anche la riduzione dello spreco di cibo e il mutamento delle abitudini alimentari dell’uomo potrebbero portare a risultati efficaci nella riduzione delle emissioni e dell’impatto sugli ecosistemi, con benefici collaterali significativi sia per la sicurezza alimentare che per la salute umana e lo sviluppo sostenibile.

Abbiamo pochi anni a disposizione per evitare il peggio. Perciò è importante che tutti – decisori politici, privati cittadini, capitani di industria – rafforzino il loro impegno, senza indugio.

 

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