La sharing economy per città più sostenibili

di: Maria Antonietta Giffoni

Un gruppo di ricercatori ha analizzato come l'economia della condivisione può influenzare il livello di sostenibilità dei centri urbani e del loro sviluppo.

La diffusione di internet e delle tecnologie digitali ci consente, oggi, di condividere con altre persone (anche sconosciuti) case, automobili, vestiti, elettrodomestici, cibo e addirittura il proprio tempo libero.
Molte sono, infatti, le cosiddette "piattaforme collaborative" sviluppate negli ultimi anni in forma di applicazioni o di siti internet: Airbnb per condividere la propria casa, BlaBlaCar per l'automobile, Fubles per mettere in contatto chi vuole giocare una partita a calcio, Gnammo per il social-eating, Timerepublik per scambiarsi il tempo libero e altri ancora.

Ma qual è l'impatto dell'economia condivisa nella gestione dei centri urbani, dove queste pratiche sono più diffuse? Possono davvero rappresentare delle soluzioni per rendere le città più sostenibili? E gli amministratori pubblici come interagiscono con la sharing economy e quali politiche intraprendono per incentivarle o normarle?

A queste domande hanno cercato di rispondere gli studiosi del progetto di ricerca Sharing and the City, coordinato dall'International Institute for Industrial  Environmental Economic (IIEE), presso l'Università Lund in Svezia. Lo scopo della ricerca è di individuare i meccanismi con cui i decisori pubblici a capo delle città cercano di normare l’economia della condivisione. Supportati anche dal progetto Urban Sharing, i ricercatori hanno concentrato le loro indagini su sei città: Amsterdam, Berlino, Göteborg, Londra, Malmö e San Francisco.

Il gruppo di ricerca "ha condotto circa 100 interviste con funzionari governativi, politici, società che si occupano di urbanizzazione, organizzazioni legate all'economia della condivisione e istituti di ricerca - racconta in un articolo pubblicato su Shareable.net la ricercatrice dello IIEE Yuliya Voytenko Palgan -. I dati ottenuti ci hanno aiutato a sviluppare un quadro di riferimento che identifica 5 meccanismi e 12 ruoli attraverso cui le città disciplinano l’economia della condivisione".

I cinque meccanismi di governance identificati dalla ricerca sono stati illustrati in altrettanti video pubblicati su Youtube: si parla di come i Comuni regolamentano, si autogovernano, incentivano, promuovono la sharing economy e come collaborano con altri soggetti nella costruzione dell'economia della condivisione.  
In quest'ultimo caso, il Comune può avere due ruoli: negoziatore o partner. Il ruolo di "negoziatore" si riferisce ai casi in cui i Comuni e i soggetti interessati negoziano principi e regole per il funzionamento delle piattaforme. Ad esempio, la città di Amsterdam è stata la prima in Europa a stabilire un accordo con Airbnb.
Il Comune svolge un ruolo di "partner" quando, invece, cerca di affrontare le sue sfide di sostenibilità urbana collaborando con le comunità di condivisione. In Svezia, per esempio, la città di Malmö collabora con Stapeln, uno spazio di creazione che ospita numerose iniziative di collaborazione e condivisione.
I ricercatori auspicano che i video "fungano sia da ispirazione che da strumento di comunicazione per i Comuni che vogliono sviluppare le proprie strategie di economia della condivisione". 
I video possono anche essere "utili a esperti di economia della condivisione, attivisti e cittadini che cercano un modo semplice per capire e comunicare i ruoli svolti dalle amministrazioni nel disciplinare la sharing economy".

Per approfondire

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Sharing and the City

Il progetto

I video del progetto

 

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